Karin Tosato … Mi piace correre perché ho ancora degli obiettivi da raggiungere

Karin Tosato … Mi piace correre perché ho ancora degli obiettivi da raggiungere

Karin Tosato è una delle donne della mountain bike, la sua passione è di lunga durata e ha superato momenti difficili. Una carriera lunghissima e non certo tutta in discesa, ma il 2019 per la biker varesina è stato davvero un anno speciale.

Le Women’s Stories di Pavan Free Bike continuano e questa volta è Karin Tosato a finire sotto i riflettori. La bici le regala grandi emozioni a partire dall’ansia pre gara, fino all’inno che in qualche occasione suona per lei, in una continua sfida con se stessa per fare sempre meglio, guardando le avversarie più forti che diventano un obiettivo da raggiungere e superare.

Karin Tosato, varesina di Cuasso al Monte, ha iniziato a pedalare e a praticare diversi sport sin da piccola, perché i suoi genitori avevano compreso l’importanza dell’attività fisica: nuoto, mini basket, Judo agonistico per otto anni, poi nel 1995 la prima gara nell’MTB Varese il giorno del suo 16esimo compleanno, la Granfondo Orsa Cup.
Nel 1996 affronta il primo anno da Junior nella Klein Modolo con cui corre il Campionato Europeo a Bassano del Grappa, l’anno dopo con la vittoria del titolo italiano e regionale Karin si guadagna la convocazione in nazionale per il Campionato Europeo di Silkeborg in Danimarca e per il Campionato del Mondo a Chateau d’Ax in Svizzera.

Nel ‘98 è il momento del passaggio nella categoria Elite, un salto non indifferente che coincise con la maturità e con pochi risultati. L’inizio dell’attività lavorativa non consente a Karin l’impegno ad alti livelli, così torna sui suoi passi e si dedica a gare di secondo piano.

La situazione prende una piega differente dal 2005: come regalo di matrimonio suo marito le fa trovare una bici da strada, così riprende ad allenarsi, seguita da quello che tuttora è il suo preparatore attuale, Saverio Ottolini.

Il biennio 2007-2008 è quello della tripletta tricolore con due titoli nel cross country e una nel marathon, preludio di un nuovo tentativo nella categoria Elite, rovinato dalla mononucleosi i cui strascichi si fanno sentire anche nelle stagioni successive. 2011 con poche gare, ma cambia la vita, Karin diventa mamma di Isabella da quel momento le priorità cambiano e il desiderio diventa quello di essere una mamma tricolore che Karin sfiora per due volte. Nel 2016 Karin inizia anche ad inseguire il sogno mondiale, arriva terza a Vermiglio e l’anno dopo quarta all’edizione spagnola di Andorra, chiudendo il 2017 con la vittoria del Gran Prix d’Inverno, idei titoli regionali XC e Marathon e il secondo posto al Campionato Italiano XC.

Nel 2018 arriva in Pavan Free Bike e trova tutto ciò che le serviva: una squadra organizzata al top con cui condividere l’interesse per l’XCO. Le cose non vanno però come dovevano, il suo corpo le presenta una nuova sfida, si ammala di sarcoidosi, una malattia autoimmune che inizia con una forte infiammazione alle articolazioni e che la costringe a fermarsi per curarsi, la situazione migliora, fino al 2019, quando riprende con le gare.

Ciao Karin, carriera lunghissima e non certo tutta in discesa, ci recensisci la stagione 2019?
”Nel 2019 è stato un successo tornare alle gare perché con la sarcoidosi pensavo più ad un addio che ad un arrivederci. Mi sono però accorta che avevo ripreso ad un buon livello, ed ho avuto quasi subito conferme con la maglia di Campionessa Regionale al primo anno tra le W2. Vista la condizione, ho ripreso il sogno tricolore, che è arrivato nella prova a staffetta ed è stata una grandissima emozione: la mia prima esperienza team relay. All’assoluto un secondo posto, bel risultato ma che comunque lascia sempre l’amaro in bocca, poi il titolo europeo, che mai mi sarei aspettata, dopo un viaggio emozionante e spettacolare con Paola in Repubblica Ceca.
Da lì si è iniziato a parlare concretamente del mondiale in Canada, un viaggio emozionante, sensazionale, anche perché vedere il Canada era un mio sogno e l’ho realizzato grazie al team Pavan. Dopo l’europeo non ho saputo “riposare” abbastanza e sono arrivata al mondiale un pò scarica, riuscendo comunque a conquistare l’argento in un podio tutto italiano. Il 2019 è stato davvero un anno speciale e significativo per le esperienze ed emozioni vissute

Classe 1979, di una donna non si dovrebbe dire l’età, ma tu che brilli anche dopo 25 anni nel contesto della mountain bike, come hai fatto a mantenerti così a lungo in uno sport così duro?
”La bici mi regala grandi emozioni, amo la continua sfida con me stessa, amo la mountain bike perché è il mezzo per stare in solitudine in mezzo alla natura e anche perché, pur essendo uno sport di squadra, non resti mai in panchina, quindi sei sempre protagonista in gara, sola con la tua fatica”

Come hai fatto a portare avanti la tua passione, crescendo una figlia?
”Lavorare, fare la mamma ed allenarsi cinque giorni a settimana è dura, ma ho l’appoggio incondizionato e la collaborazione concreta di mio marito Nico che sistema la bici, fa il cuoco e tanto altro che altrimenti dovrei fare io. Ho parlato molto con mia figlia degli obiettivi che voglio raggiungere e di che cosa si deve fare per arrivarci, o nostri dialoghi sono rimasti per lei come un esempio per capire che nella vita ci vuole impegno e piccoli sacrifici per raggiungere degli obiettivi personali. Ci sono giornate in cui la stanchezza si fa sentire, i bambini capiscono e se possono, ti aiutano, sono sicura che imparino anche qualcosa e crescano come persone vedendo gli ostacoli che si superano”

A chi sei grata per l’opportunità di fare ciò che ami di più?
”Sicuramente il primo grazie va a Nico ed Isa, poi si allarga al resto della famiglia che magari tiene Isabella se si prevede una gara con meteo pessimo, al team Pavan che ci supporta in un modo perfetto, noi dobbiamo solo pensare a pedalare, con la serenità di aver sempre Claudio per il cambio ruote o borraccia, ed un pranzo a fine gara grazie a chef Antonio”

Le soddisfazioni più grosse che hai avuto da quando corri in mountain bike?
”Le soddisfazioni più grosse sono state la convocazione in nazionale del 1997, la maglia azzurra è sempre la maglia azzurra, in tempi più recenti il tricolore Team Relay 2019 e il titolo Europeo, infatti durante le premiazioni ho pianto dall’inizio alla fine”

Dove ti vedi nei prossimi anni?
”Sono anni che dico “questo è l’ultimo”, non perché sono stanca, anzi, solo perché vorrei seguire più da vicino Isabella. Il 2018 però è rimasto a metà per malattia, quindi ho ripreso nel 2019, poi ho ancora degli obiettivi da raggiungere, quelli che ho sfiorato nel 2019, per questo avrei corso anche nel 2020.
Diciamo che mi vedo a realizzare gli obiettivi e poi smettere, per passare il testimone a mia figlia e farle trovare una grande passione da portare avanti nella vita”

Potresti condividere con noi il ricordo più imbarazzante che hai nel tuo sport?
”Imbarazzante… Sono terribilmente golosa, sempre attenta a non ingrassare. Negli anni in cui ho vinto i titoli italiani XC, subito dopo andavamo in ferie in Sicilia: lì l’aria è talmente pesante che riuscivo ad ingrassare 6 kg in una settimana… Tornavo alle gare con la maglia tricolore, ma completamente fuori forma, arrivando dietro, ma veramente molto indietro”

Saresti stata sicuramente anche quest’anno tra le top master woman, invece, le corse hanno ora preso una pausa. Come stai affrontando la situazione attuale?
”Avevo grandi aspettative per quest’anno. Mi è un pò’ dispiaciuto per lo stop, ma per me il lockdown ha avuto diversi lati positivi: mi sono riposata e goduta casa e famiglia, stando a casa in smart working. Per quanto riguarda la bici, mi sono concentrata a non cedere di testa perché, se si dovesse riprendere, voglio essere pronta. Il mio preparatore è stato molto bravo dandomi allenamenti veramente divertenti, anche se duri. La cosa che mi ha creato più ansia all’inizio del lockdown è stato non poter stare sola nella natura, ma ho saputo godere di quello che avevo, e ci sono riuscita bene direi”