Cristian Vaira: bici e montagna, che passione!

Nato e cresciuto tra le montagne della Valcamonica, la gente di Ono San Pietro era abituata a vederlo scalarle, ma negli ultimi anni ha sorpreso un pò tutti anche con la mountain bike. Il suo obiettivo per quest’anno rimane il titolo tricolore.

Dopo aver mancato il titolo tricolore l’anno scorso, Cristian Vaira è arrivato alla stagione 2020 con molti propositi sfortunatamente il blocco dell’attività gli ha messo i bastoni tra le ruote, ma ora non vede l’ora di ricominciare la stagione e mostrare di cosa è capace.
La sua passione per la mountain bike è iniziata una decina di anni fa con dei giri insieme agli amici sulle montagne della Valcamonica e piano piano è cresciuta, spingendolo in continue sfide verso se stesso e traguardi che immaginava impossibili. Che la mountain bike sia diventata un elemento importante della sua vita, Cristian lo ha capito quando ha iniziato a fare le gare, riuscendo ad ottenne subito buoni risultati.

Per questo ragazzo di Ono San Pietro, nato e cresciuto ai piedi del Monte Concarena, la motivazione viene prima di tutto, la sua passione è semplicemente salire le montagne che ama profondamente, scalandole o pedalando sui loro sentieri, per regalarsi esperienze uniche e meravigliose, eccola, la sua ricetta di serenità.

All’inizio della tua avventura sportiva in mountain bike ricordiamo le tue prime vittorie nelle gare di Brescia Cup del 2015, come è andata in seguito?
”Nel 2015 ho vinto la mia prima gara ad Agnosine e a fine anno la classifica generale del circuito per la categoria Elite Sport 1. Sinceramente è stata un pò una sorpresa anche per me, così ho voluto provare a fare gare più importanti, come la Gimondi Bike e l’Alta Valtellina Marathon concludendole in ottima posizione. Tutto questo mi ha dato delle motivazione extra ad impegnarmi sempre di più per raggiungere un buon livello ed essere tra i migliori corridori”

Dopo alcuni anni con una società della Valcamonica sei arrivato in Pavan Free Bike, come hai preso questa decisione?
“Le mie prime esperienze nelle gare sono state con l’A.S.D. Sellero Novelle e dopo due anni, nel 2018, ho avuto l’opportunità di entrare in una società di alto livello come Pavan Free Bike per provare a migliorare ancora e soprattutto per provare altre bellissime esperienze. Mi ricordo che venni contattato al termine della gara del Campionato Italiano a Genova dal responsabile degli amatori della squadra, Claudio, dopo che mi aveva visto condurre un ottima gara, che conclusi però al quinto posto. Per me quella era la prima partecipazione al Campionato Italiano e posso dire che da allora, gli anni successivi nella squadra sono stati fantastici”

Lo scorso anno l’emozione di vincere il titolo italiano Team Relay, te lo aspettavi?
“L’anno scorso la vittoria del Campionato Italiano Team Relay stata un’esperienza davvero particolare, le emozioni che si provano in gare di quel livello sono straordinarie, soprattutto perché in una gara dove tutto nella squadra deve essere perfetto per arrivare alla vittoria, l’emozione è stata davvero unica e allo stesso tempo condivisa appieno con i tuoi compagni di squadra. Le aspettative della vittoria erano abbastanza concrete perchè sapevamo di presentarci con una squadra davvero di alto livello”

Bene, abbiamo parlato di passato e presente… parliamo del futuro di Cristian. A cosa ambisci?
“Dopo la bellissima stagione 2019 dove ho corso 32 gare tra mountain bike e strada, con cinque vittorie, tanti podi e altri bellissimi piazzamenti, miro a migliorare ancora di più il mio livello. Sicuramente il mio obiettivo principale per il futuro sarà quello di cercare la vittoria nel Campionato Italiano individuale che l’anno scorso ho sfiorato”

Vivi così profondamente le tue passioni che le esprimi anche con i tatuaggi, quanti ne hai?
“Le mie passioni sono tutto, la passione per la bici e la grande passione per la montagna. Direi che questi due grandi amori sono legati dato che quando esco in bici scalo anche le montagne, è una sfida continua con me stesso e i miei limiti. Ho due tatuaggi dedicati alle mie passioni, uno con la bicicletta e l’altro con l’immagine di una cima che nel mio immaginario è la prossima da scalare”

Hai una gara preferita in particolare?
“Una gara preferita in particolare non c’è l’ho, ma ho un alcune gare che mi hanno trasmesso emozioni uniche, come la Roc d’Azur in Francia e ancora di più i tre Campionati Italiani che ho fatto. Ho un bellissimo ricordo della mia prima esperienza a quello di Genova, dato che era il mio primo episodio tricolore e con questa sicuramente anche quelli di Pila e di Chies d’Alpago, sono state gare uniche che ricorderò a lungo”

Fotografia © MTB Channel

Cosa c’è di più impegnativo in ciò che fai?
“In tutto ciò che faccio penso che la cosa più impegnativa sia mantenere sempre un ottimo livello di preparazione per tutta la stagione, anche a livello mentale. Ho visto che lavorando in modo corretto e affrontare anche gli allenamenti più impegnativi con una buona dose di passione, si riesce a gestire tutto bene e ottenere grandi soddisfazioni”

Cos’è la cosa che più ti infastidisce in questo ambiente?
“Nel nostro ambiente quello che mi da più fastidio è il sospetto che ci siano atleti che fanno uso di sostanze illecite, sapendo che il settore amatoriale sia poco controllato e quindi barare passa come un rischio relativo.
Io trovo questa cosa un scorrettezza, un comportamento disonesto che getta ombre su un mondo dove alla fine tutti corriamo per divertirci e per passione”

Karin Tosato … Mi piace correre perché ho ancora degli obiettivi da raggiungere

Karin Tosato è una delle donne della mountain bike, la sua passione è di lunga durata e ha superato momenti difficili. Una carriera lunghissima e non certo tutta in discesa, ma il 2019 per la biker varesina è stato davvero un anno speciale.

Le Women’s Stories di Pavan Free Bike continuano e questa volta è Karin Tosato a finire sotto i riflettori. La bici le regala grandi emozioni a partire dall’ansia pre gara, fino all’inno che in qualche occasione suona per lei, in una continua sfida con se stessa per fare sempre meglio, guardando le avversarie più forti che diventano un obiettivo da raggiungere e superare.

Karin Tosato, varesina di Cuasso al Monte, ha iniziato a pedalare e a praticare diversi sport sin da piccola, perché i suoi genitori avevano compreso l’importanza dell’attività fisica: nuoto, mini basket, Judo agonistico per otto anni, poi nel 1995 la prima gara nell’MTB Varese il giorno del suo 16esimo compleanno, la Granfondo Orsa Cup.
Nel 1996 affronta il primo anno da Junior nella Klein Modolo con cui corre il Campionato Europeo a Bassano del Grappa, l’anno dopo con la vittoria del titolo italiano e regionale Karin si guadagna la convocazione in nazionale per il Campionato Europeo di Silkeborg in Danimarca e per il Campionato del Mondo a Chateau d’Ax in Svizzera.

Nel ‘98 è il momento del passaggio nella categoria Elite, un salto non indifferente che coincise con la maturità e con pochi risultati. L’inizio dell’attività lavorativa non consente a Karin l’impegno ad alti livelli, così torna sui suoi passi e si dedica a gare di secondo piano.

La situazione prende una piega differente dal 2005: come regalo di matrimonio suo marito le fa trovare una bici da strada, così riprende ad allenarsi, seguita da quello che tuttora è il suo preparatore attuale, Saverio Ottolini.

Il biennio 2007-2008 è quello della tripletta tricolore con due titoli nel cross country e una nel marathon, preludio di un nuovo tentativo nella categoria Elite, rovinato dalla mononucleosi i cui strascichi si fanno sentire anche nelle stagioni successive. 2011 con poche gare, ma cambia la vita, Karin diventa mamma di Isabella da quel momento le priorità cambiano e il desiderio diventa quello di essere una mamma tricolore che Karin sfiora per due volte. Nel 2016 Karin inizia anche ad inseguire il sogno mondiale, arriva terza a Vermiglio e l’anno dopo quarta all’edizione spagnola di Andorra, chiudendo il 2017 con la vittoria del Gran Prix d’Inverno, idei titoli regionali XC e Marathon e il secondo posto al Campionato Italiano XC.

Nel 2018 arriva in Pavan Free Bike e trova tutto ciò che le serviva: una squadra organizzata al top con cui condividere l’interesse per l’XCO. Le cose non vanno però come dovevano, il suo corpo le presenta una nuova sfida, si ammala di sarcoidosi, una malattia autoimmune che inizia con una forte infiammazione alle articolazioni e che la costringe a fermarsi per curarsi, la situazione migliora, fino al 2019, quando riprende con le gare.

Ciao Karin, carriera lunghissima e non certo tutta in discesa, ci recensisci la stagione 2019?
”Nel 2019 è stato un successo tornare alle gare perché con la sarcoidosi pensavo più ad un addio che ad un arrivederci. Mi sono però accorta che avevo ripreso ad un buon livello, ed ho avuto quasi subito conferme con la maglia di Campionessa Regionale al primo anno tra le W2. Vista la condizione, ho ripreso il sogno tricolore, che è arrivato nella prova a staffetta ed è stata una grandissima emozione: la mia prima esperienza team relay. All’assoluto un secondo posto, bel risultato ma che comunque lascia sempre l’amaro in bocca, poi il titolo europeo, che mai mi sarei aspettata, dopo un viaggio emozionante e spettacolare con Paola in Repubblica Ceca.
Da lì si è iniziato a parlare concretamente del mondiale in Canada, un viaggio emozionante, sensazionale, anche perché vedere il Canada era un mio sogno e l’ho realizzato grazie al team Pavan. Dopo l’europeo non ho saputo “riposare” abbastanza e sono arrivata al mondiale un pò scarica, riuscendo comunque a conquistare l’argento in un podio tutto italiano. Il 2019 è stato davvero un anno speciale e significativo per le esperienze ed emozioni vissute

Classe 1979, di una donna non si dovrebbe dire l’età, ma tu che brilli anche dopo 25 anni nel contesto della mountain bike, come hai fatto a mantenerti così a lungo in uno sport così duro?
”La bici mi regala grandi emozioni, amo la continua sfida con me stessa, amo la mountain bike perché è il mezzo per stare in solitudine in mezzo alla natura e anche perché, pur essendo uno sport di squadra, non resti mai in panchina, quindi sei sempre protagonista in gara, sola con la tua fatica”

Come hai fatto a portare avanti la tua passione, crescendo una figlia?
”Lavorare, fare la mamma ed allenarsi cinque giorni a settimana è dura, ma ho l’appoggio incondizionato e la collaborazione concreta di mio marito Nico che sistema la bici, fa il cuoco e tanto altro che altrimenti dovrei fare io. Ho parlato molto con mia figlia degli obiettivi che voglio raggiungere e di che cosa si deve fare per arrivarci, o nostri dialoghi sono rimasti per lei come un esempio per capire che nella vita ci vuole impegno e piccoli sacrifici per raggiungere degli obiettivi personali. Ci sono giornate in cui la stanchezza si fa sentire, i bambini capiscono e se possono, ti aiutano, sono sicura che imparino anche qualcosa e crescano come persone vedendo gli ostacoli che si superano”

A chi sei grata per l’opportunità di fare ciò che ami di più?
”Sicuramente il primo grazie va a Nico ed Isa, poi si allarga al resto della famiglia che magari tiene Isabella se si prevede una gara con meteo pessimo, al team Pavan che ci supporta in un modo perfetto, noi dobbiamo solo pensare a pedalare, con la serenità di aver sempre Claudio per il cambio ruote o borraccia, ed un pranzo a fine gara grazie a chef Antonio”

Le soddisfazioni più grosse che hai avuto da quando corri in mountain bike?
”Le soddisfazioni più grosse sono state la convocazione in nazionale del 1997, la maglia azzurra è sempre la maglia azzurra, in tempi più recenti il tricolore Team Relay 2019 e il titolo Europeo, infatti durante le premiazioni ho pianto dall’inizio alla fine”

Dove ti vedi nei prossimi anni?
”Sono anni che dico “questo è l’ultimo”, non perché sono stanca, anzi, solo perché vorrei seguire più da vicino Isabella. Il 2018 però è rimasto a metà per malattia, quindi ho ripreso nel 2019, poi ho ancora degli obiettivi da raggiungere, quelli che ho sfiorato nel 2019, per questo avrei corso anche nel 2020.
Diciamo che mi vedo a realizzare gli obiettivi e poi smettere, per passare il testimone a mia figlia e farle trovare una grande passione da portare avanti nella vita”

Potresti condividere con noi il ricordo più imbarazzante che hai nel tuo sport?
”Imbarazzante… Sono terribilmente golosa, sempre attenta a non ingrassare. Negli anni in cui ho vinto i titoli italiani XC, subito dopo andavamo in ferie in Sicilia: lì l’aria è talmente pesante che riuscivo ad ingrassare 6 kg in una settimana… Tornavo alle gare con la maglia tricolore, ma completamente fuori forma, arrivando dietro, ma veramente molto indietro”

Saresti stata sicuramente anche quest’anno tra le top master woman, invece, le corse hanno ora preso una pausa. Come stai affrontando la situazione attuale?
”Avevo grandi aspettative per quest’anno. Mi è un pò’ dispiaciuto per lo stop, ma per me il lockdown ha avuto diversi lati positivi: mi sono riposata e goduta casa e famiglia, stando a casa in smart working. Per quanto riguarda la bici, mi sono concentrata a non cedere di testa perché, se si dovesse riprendere, voglio essere pronta. Il mio preparatore è stato molto bravo dandomi allenamenti veramente divertenti, anche se duri. La cosa che mi ha creato più ansia all’inizio del lockdown è stato non poter stare sola nella natura, ma ho saputo godere di quello che avevo, e ci sono riuscita bene direi”

Renato Cortiana: a sette anni è un biker … a 30 Campione Italiano!

Inizia giovanissimo, abbandona la bicicletta e dopo diversi anni torna nel suo mondo, scoprendo la mountain bike. Dopo la sfortuna del 2018, festeggiare il compiersi dell’impresa, insieme al team sul podio del Campionato Italiano Cross Country a Chies d’Alpago.

Nel 2019 Renato Cortiana ha riportato in Pavan Free Bike la maglia tricolore, un titolo che dato lustro alla carriera. Il Campione Italiano Master 1 in questa intervista non si è fatto perdere l’occasione di ripercorrere alcuni temi che sono i fondamenti dei suoi successi nella mountain bike. Il 30enne di Schio ci dà uno sguardo approfondito su ciò che lo ha iniziato in questo sport e rivela la sua ascesa attraverso i ranghi amatoriali. La ricetta della vittoria è semplice e chiara, allenamenti e sacrificio, accompagnati ad un costante desiderio di crescita sotto il profilo sia tecnico che fisico.

“Sono nato il 30 settembre 1989 a Schio, uno tra i maggiori centri produttivi del Veneto, una città che mi piace molto, non troppo grande ma che offre tanto e soprattutto, sotto le montagne che sono la mia più grande passione e che ho scalato innumerevoli volte, cercando di migliorare in ogni occasione il tempo di ascesa”

E’ sempre stato un ragazzino estremamente vivace Renato Cortiana, uno di quelli che a scuola faticano a mantenere a lungo l’attenzione su uno stesso stimolo e sentono il bisogno di muoversi continuamente, così alla fine, terminate le scuole medie, decise di andare a lavorare. Con quella rapidità del pensiero e del parlare, Renato racconta come è nata in lui la passione per la mountain bike: “Se sono un biker la colpa è di papà. Appassionato di ciclismo da tantissimi anni, ha messo me e i miei fratelli a correre in una squadra di Santorso dove vivevo coi miei genitori, il ciclismo e lo sport fanno parte della mia vita da quando avevo sei anni”

Già al primo anno, Renato vinse il Campionato Regionale e Provinciale sia su strada che gimkana e al secondo, da G2, oltre a riconfermare le quattro maglie dell’ anno prima, vinse a Bibione il Meeting Nazionale di Società per Giovanissimi.

“A quei tempi non mi rendevo conto di niente, correvo perché piaceva ai nostri genitori e per il regalo che mi facevano per ogni vittoria, per questo io volevo arrivare presto al traguardo. Ricordo che mal sopportavo le premiazioni della gara, perché mi facevano perdere tempo e chiudevano i negozi …”

Cosa successe poi alla gara di Santorso?
“La mia società organizzò una gara nel mio paese, mi ricordo ancora quanto tenessi a quella gara, avevo solo sette anni e volevo vincerla perché era l’unica dove erano venuti a vedermi tutti i miei parenti. Invece, pronti via e subito giù la catena, me la rimettono, alzo la testa e il gruppo era già distante, mi hanno spinto per ripartire e la catena riscende ancora, mi ricordo che c’era tantissima gente che mi incitava, sono sceso dalla bicicletta, l’ho lanciata sulla ringhiera delle scuole elementari e sono andato nel verso contrario della gara a piedi per allontanarmi.
Il nostro allenatore, insieme al meccanico e a mio papà si agitavano perchè volevano che ripartissi, ma loro stavano pensando alla gara, non si aspettavano che per me invece era la fine col ciclismo”

Quel giorno hai lasciato la bici, poi …
“Ricordo che in tanti, la mia famiglia per prima e anche il presidente della società, hanno cercato in tutti i modi di farmi cambiare idea senza riuscirci e scelsi di smettere definitivamente … o quasi. La delusione nella gara di casa mi bruciava troppo, non sono più salito su una bicicletta se non per andare a casa degli amici.
Alle medie iniziai con il calcio, mi piaceva. Ero rimasto in contatto con dei miei amici che facevano ciclismo e notavo che facevano sacrifici, a differenza mia che giocavo a pallone. Al sabato sera si andava a far festa e poi la domenica mattina si faceva la partita e vincevi anche se magari tu non eri al 100%, il resto poi lo faceva la squadra. Giocai per qualche anno poi, scelsi definitivamente di divertirmi con gli amici e far tardi la sera, non mi andava più di dovermi svegliare presto la domenica mattina …”

Il primo amore non si scorda mai, vero … che cosa ti ha riportato in sella?
“In compagnia qualcuno tirò fuori una bici super ammortizzata che sembrava una moto, la provai e mi innamorai subito. Ne presi una anche io e la domenica mattina iniziammo a fare delle uscite in mezzo ai boschi, mi innamorai della natura e della montagna. Poi un giorno un mio amico mi disse di provare a fare una gara benefica di mountain bike e la trovai tanti amici che non vedevo dai tempi di ciclismo. Tra una battuta e l’altra venne fuori l’idea di iscrivermi ad un gruppo della zona e provare a vedere come andava, iniziai a fare qualche gara e mi divertivo un sacco, era ritornata la vecchia passione”

Riprovaci Renato ….
”Mi ero ripromesso soltanto di divertirmi e dare sfogo a una passione che non si era mai spenta, essere primo non era il mio obiettivo, ma perché non riprovarci? Iniziai a fare allenamenti mirati e non solo uscite per divertimento e in gara vidi la differenza, arrivarono le prime vittorie e con loro quelle emozioni che non ricordavo più, erano passati 20 anni dalle prime. Gli obiettivi si fecero sempre più alti, all’inizio volevo vincere una gara, poi il campionato, poi una maglia da tenermi casa, infine cercare il confronto con i piu forti e a misurarmi su gare dove ci fossero tutti. qui capii che c’era ancora tanto da fare per arrivarci”

Ricordiamo la tue prime vittorie a Pergine Valsugana e agli Internazionali d’Italia del Montello 2014 è qui che hai cambiato passo?
“Ogni anno miglioravo, tanto allenamento e duro lavoro, ma mai da riuscire a battere i più forti. Dopo queste vittorie invece decisi di focalizzarmi per l’intera stagione su gare di alto livello, consapevole che le vittorie potessero essere meno ma più bello. Come chiunque, quando le cose vanno bene si alza l’asticella, iniziai ad ambire ad una maglia che tutti vogliono, quella tricolore che porti per un anno intero”

Dopo diversi anni con società venete, hai deciso di approdare in Pavan Free Bike, questo faceva parte del tuo piano?
“Nel 2016 ho capito che servivano dei nuovi stimoli per la mia motivazione e durante la stagione mi guardai bene intorno, capendo che la società che più mi attirava era una squadra dalla Brianza, Pavan Free Bike, mi sono affidato alle mie sensazioni e direi che è andata bene. Iniziai la stagione 2017 con il botto vincendo da subito alla prima gara, portando alla squadra la maglia del Gran Prix d’Inverno. La stagione fu fantastica, vinsi praticamente tutte le gare a cui partecipai e insieme a Boffelli, Vaira e Paola Bonacina vincemmo il tricolore Team Relay a cui il team teneva molto. Nonostante la stagione stupenda, quell’anno la maglia tricolore individuale mi sfuggì, arrivai terzo, ma quello che era il mio primo podio al tricolore per me fu vissuto come un risultato qualsiasi”

Un altro buon anno il 2018, ma la nel momento decisivo, la fortuna gira le spalle ….
“In realtà dal giorno dopo dei Campionati Italiani 2017, i miei allenamenti si sono già concentrati per il 2018 ma nel momento migliore di forma, un mese prima della gara, sono finito sotto un auto, sogno infranto, arrivederci al 2019”

Lo scorso anno l’emozione di vincere un titolo italiano. Finalmente.
“Il 2019 per me è stato un anno particolare sia per la mia vita privata che quella sportiva. Ad inizio anno io e la mia ragazza abbiamo iniziato la convivenza e per ovvi motivi la mia stagione è partita più piano rispetto al solito, ma nell’appuntamento principale mi sono fatto trovare pronto, sia mentalmente che fisicamente. Nel week end tricolore di Chies d’Alpago il venerdì abbiamo festeggiato il nostro secondo tricolore Team Relay e la domenica è arrivato il mio titolo tricolore individuale, la ciliegina sulla torta di una carriera sportiva in costante ascesa”

Bene, abbiamo parlato di passato e presente, parliamo del futuro di Renato .…
“Devo dire in questi anni di ciclismo mi sono tolto tante soddisfazioni, facendo le cose per gradi, magari facendo anche un passo indietro quando le cose non andavano come volevo. Sono felice anche di aver contribuito al prestigio della squadra che cercava i miei stessi risultati, qui ho trovato veramente tutto quello che qualsiasi atleta spera di trovare.
Per quanta riguarda il futuro devo dire che il mio sogno è che presto torni la normalità e che tutto il paese possa riassaporare il profumo della libertà e di trovarsi tutti insieme per una pedalata e magari un bel piatto di pasta tra una risata e l’altra”

Paola Bonacina: mountain bike, ski alp e … mamma sprint

Sportiva, appassionata, mamma, Paola Bonacina si racconta. Dalla sua passione per lo sci, per la montagna, per la mountain bike, ai sacrifici per quello che ama, per lei la passione e la voglia di fare sport sono elementi importanti da cui non si può prescindere.

Arriva la seconda delle interviste che stiamo conducendo in questo momento un pò particolare e dopo Cristian Boffelli, una biker bergamasca, Paola Bonacina, atleta che ha attraversato da protagonista differenti epoche della mountain bike. Il curriculum di Paola non si limita a quel titolo tricolore del 1999 e a quello Team Relay vinto con il quartetto di Pavan Free Bike nel 2017, nel suo palmares ci sono cinque maglie di campionessa regionale e diverse decine di gare vinte, essendo una delle poche donne italiane a correre con continuità nel ciclismo fuoristrada, una esperienza che ci racconta lei stessa.

Ciao Paola, inizia a parlarci dei tuoi primi dieci anni di mountain bike, fino al 2000…
“Non so come è nata la scintilla per la mountain bike, sta di fatto che ho iniziato a gareggiare nel 1992 con i fratelli Maffioletti e sono rimasta nella squadra di Villa d’Almè fino al ’96, pur facendo poche gare perchè la mia prima vera passione era per lo sci da discesa e la montagna, che ho ancora oggi. Nel 1994 vinsi la mia prima gara al provinciale di Predore e feci quinta al Campionato Italiano UDACE organizzata proprio dalla mia società. Nel ’96 vinsi una decina di gare, tra cui la cronometro di Endine Gaiano, il Campionato Europeo a Schio e la Coppa del Mondo a Villongo, dopo questi risultati decisi di passare alla Federazione con la Cicli Spreafico, ottenendo in una stagione 12 vittorie.
Con questi risultati passai a Bottecchia Squadra Corse, ma a metà anno la squadra chiuse e quindi eccomi in Pavan Free Bike per partecipare al Campionato Italiano Downhill a Selvino, dove arrivai terza. Il 1999 fù un anno speciale per me, con la maglia Pavan vinsi il titolo cross country a Telese Terme e l’argento al Campionato d’Inverno, ma lo fù ancora di più per la mia vita con il matrimonio e la nascita del mio primo figlio”

Dopo lo stop per il matrimonio e la maternità ….
”Partecipai alla Granfondo Felice Gimondi su strada arrivando seconda sul percorso corto, conclusi seconda anche al Campionato Italiano Cross Country a Chies d’Alpago e invece di lasciare ho raddoppiato! Sono passata alla Colnago Arreghini e ho iniziato a fare anche il ciclocross, vincendo il titolo tricolore a Prato. Con la squadra di Bolgiani sono rimasta fino al 2010, vincendo il Grand Prix d’Inverno e alcune gare della Liquigas Cup, nel frattempo nel 2005 e 2006 sono nati gli altri due figli”

E con tre figli ….
“Onestamente con la nascita del mio terzo figlio, pensavo di chiudere la mia carriera, ma trovai una buona soluzione con la 2R Bike che mi permetteva di impegnarmi con più libertà e meno obblighi. Sono rimasta con loro fino al 2014, vincendo diverse gare e il circuito Orobie Cup 2011, poi visto che ormai avevo cambiato idea, tanto valeva cercare di tornare ai livelli più alti e così sono tornata in Pavan Free Bike. L’esperienza di questi ultimi anni è stata bellissima e, una volta conclusa la stagione della mountain bike nei mesi invernali, insieme a mio marito Francesco facciamo qualche gara di sci alpinismo, quest’inverno mi ero preparata per partecipare ad un circuito di notturne, arrivando seconda alla fine delle sette prove”

Rientrata in Pavan Free Bike, Paola è tornata di nuovo in gruppo e in questi quattro anni ha raggiunto altri risultati importanti come i secondi posti ai Campionati Europei di Graz nel 2017 e in Repubblica Ceca nel 2019, il titolo di Campionessa Regionale 2017, le vittorie finali dei circuiti Santa Cruz Series (2019), Brescia Cup (2018) e Orobie Bike Challenge (2019).

Sei stata una delle prime atlete di Pavan Free Bike e, passati 29 anni dal tuo esordio, sei ancora qui, la mountain bike è proprio la tua grande passione?
“Sicuramente la mountain bike è una delle mie più grandi passioni, mi piace pedalare nella natura, vedere paesaggi nuovi o anche gli stessi, ma in giorni o stagioni diverse, mi diverte affrontare percorsi impegnativi e alla fine tornare a casa soddisfatta e contenta dell’allenamento fatto. E’ la stessa cosa che provo con lo sci alpinismo o semplicemente camminando in montagna, diciamo che mi piace fare sport”

Sei una delle poche bikers italiane in attività che ha vissuto gli anni epici della mountain bike, fino ai giorni nostri. Se potresti rivivere in questo periodo qualcuna delle tue gare passate, quale sceglieresti?
“Si, in effetti ho vissuto l’evoluzione della mountain bike. Ricordo la mia prima bici era una Stumpjumper della Specialized con forcella rigida e freni a cantilever. Certo i percorsi delle gare erano differenti e oggi sarebbe impensabile affrontarli con quelle bici. Comunque se penso ad alcune gare del passato, mi sono rimaste impresse la gara di Livigno nel ’97 dove vinse Paola Pezzo ed io arrivai quinta, prima amatore e perfetta sconosciuta, il Campionato Italiano DH a Selvino perchè proprio non me lo aspettavo di arrivare terza e, ovviamente la gara di Telese Terme dove ho vinto la maglia tricolore”

Hai anche qualche rimpianto?
“No, non direi. Penso di aver spaziato in tutte le discipline raccogliendo sempre buoni risultati e facendo molta esperienza”

Fai parte di una squadra composta prevalentemente da maschi. Cosa significa per una donna competere oggi in uno sport tipicamente maschile?
“Personalmente mi trovo e mi sono sempre trovata a mio agio in tutte le squadre che ho passato. Del resto chi pratica uno sport duro e faticoso deve avere un carattere forte e se non ce l’hai, beh allora o molli o diventi ancora più forte”

Come ti trovi in Pavan Free Bike, parlaci un pò di questa grande famiglia!
“E’ proprio come una grande famiglia e come tale ti mette in condizione di poter dare il meglio. In tutti questi anni non mi sono mai sentita in dovere di dare qualcosa in più se non ero in condizioni di farlo. Ciò che noi atleti dobbiamo fare è solo allenarci e prepararci alle gare, liberi da ogni altro pensiero, poi abbiamo il nostro presidente Antonio, che ci sostiene! E’ sempre presente alle gare, tifa per noi e ci vizia con i suoi dopo gara culinari. Non da meno il DS Claudio, sempre pronto all’assistenza nell‘area tecnica per cambio ruote e borraccia, per il primo e l’ultimo suo atleta. Siamo una vera squadra”

Sei anche mamma di tre ragazzi, ma riesci a conciliare tutto? Qual è la tua giornata tipo?
“Si, ho tre ragazzi ormai grandi, di 19, 15 e 13 anni, anche loro svolgono sport agonistico, sci alpino. Questo è bellissimo ma molto impegnativo sotto tutti i punti di vista, ammetto che è stata ed è dura, conciliare sport e famiglia, ma ci sono riuscita e questo grazie anche a mio marito Francesco.
Le mie giornate tipo non variano molto, normalmente la mattina la dedico alle faccende di casa, spesa e quando è in programma all’allenamento, poi via fuori dalla scuola per raccogliere Federica e successivamente in un altro istituto per caricare Edoardo, per poi raggiungere il loro allenatore al punto di ritrovo fuori città, nel tragitto i ragazzi si cambiano in macchina… Tutto questo in 20 minuti, perché poi salgono sul pulmino e vanno verso le stazioni sciistiche della valle per allenarsi. Poi c’è il marito e a volte, dipende dalle lezioni all’università, anche il figlio maggiore, che tornano per pranzo e spesso in orari diversi. Più tardi verso le 18.30 vado a riprendere i ragazzi che rientrano dallo sci, quindi sistemo tutta la loro attrezzatura, preparo la cena e verifico che studino e facciano i compiti … la cosa più dura!”

Immagino che tifi per tuo fratello, cosa provi quando lo vedi alle gare?
“Si certamente. Secondo me, Michele ha un potenziale alto, purtroppo però a causa del lavoro pesante che svolge è un pò penalizzato, ma nonostante ciò riesce spesso ad avere successo nelle gare. Lo vedo poco, perché di solito partiamo distanziati da pochi minuti e quando lo vedo è perché mi raggiunge e chiede strada!”

Quante volte ti alleni in una settimana? E in che modo?
“In media tre volte a settimana, poi dipende. Ci sono settimane che per vari motivi non riesco a fare due uscite e a volte che recupero e ne faccio quattro. Da un paio d’anni sono seguita da un preparatore, Eros Grazioli, che mi aiuta soprattutto a non sprecare tempo nell’allenamento e a fare uscite mirate”

Cosa hai fatto in questo periodo per mantenerti attiva?
“Purtroppo non avendo i rulli, ho cercato in vari modi di mantenermi attiva facendo anche cose a me poco consuete come salire e scendere centinaia di volte le scale del condominio dove abito, fare addominali, esercizi di potenziamento, stretching anche con i miei figli e soprattutto far passare il tempo preparando dolci (siamo tutti golosi) e, credo di non aver mai avuto la casa così pulita come in questo periodo”

Fotografia 02 © MTB Channel – 03 © Roberto Astrelli

I riders di Pavan Free Bike …. Cristian Boffelli

25 anni tra qualche mese, Cristian Boffelli è il fedelissimo di Pavan Free Bike e veste gli stessi colori dal 2014. La sua storia sportiva inizia da giovanissimo, cresce in un uno dei più importanti team italiani e senza troppi giri di parole va forte anche tra gli amatori, vivendo come piace a lui, la bici come divertimento.

In squadra dal 2014, dopo cinque anni passati nel Team Bianchi, Cristian Boffelli è stato uno degli artefici della trasformazione sportiva di Pavan Free Bike iniziata proprio nell’anno del suo arrivo.  Campione Regionale Cross Country nel 2017 e XCE Eliminator nel 2018, Boffelli ha fatto parte del quartetto Team Relay che ha vinto i titoli tricolori nel 2017 a Courmayeur e nel 2019 in Veneto.

Allora Cristian, iniziamo a conoscerti ……
“Sono nato a Ponte San Pietro (BG) nel 1995 e fin da piccolo ho sempre avuto una grande passione per qualsiasi cosa avesse delle ruote, tanto che già a tre anni avevo imparato a guidare la minimoto, ancor prima di togliere le rotelle dalla bici. Ho iniziato con la mountain bike nel 2002 nella categoria G1 alla Scuola MTB Felice Gimondi, dove ho corso fino alla categoria Esordienti, vincendo con loro tutti i Campionati Provinciali a cui partecipai, un Campionato Regionale e al primo anno da Esordiente un podio al Campionato italiano.
Passai al Team Bianchi nel 2009 dove mi misi alla prova in competizioni a livello nazionale ed internazionale con buoni risultati e diverse vittorie, tra cui il Gran Prix d’Inverno Giovanile 2010.
Questa esperienza mi è servita moltissimo anche per la crescita personale, perchè avevo a che fare con gente molto più grande di me e con più esperienza”

Chi ti ha incoraggiato o ispirato ad iniziare questo sport?
“Ho iniziato perché non mi piaceva giocare a calcio come agli altri miei amici, ma al contrario mi divertiva parecchio usare la bicicletta. Dopo qualche mese ad allenarmi insieme agli altri bambini, ho visto che riuscivo a tenere il passo di quelli più grandi di me così, il 1 maggio 2002 ho corso la mia prima gara da G1 a Muggiò che ho chiuso in seconda posizione”

Hai avuto l’opportunità di far parte del team Bianchi fino alla categoria Junior, ma hai mancato il passaggio nella categoria Under 23, quali sono stati i motivi?
“Ho scelto di passare nelle categorie amatoriali perché ero consapevole che per poter passare al professionismo avrei dovuto esprimere dei risultati molto più alti di quelli che ero riuscito a raggiungere. Ho preferito vivere la mia passione come un divertimento e come svago, piuttosto che un obbligo ed un dovere”

Terminata l’esperienza nella squadra celeste, eccoti in Pavan Free Bike ….
”Nel 2014, proprio nell’anno in cui ho terminato le scuole superiori, ottenendo il diploma e ho cominciato la mia carriera lavorativa come impiegato in un ufficio tecnico, sono arrivato in Pavan Free Bike, una scelta che mi ha dato la possibilità di conciliare la mia attività lavorativa con la mountain bike. Qui ho trovato un ambiente positivo e nuovi stimoli anche grazie al supporto dei miei compagni di squadra che hanno contribuito a tenere sempre alte le mie motivazioni di allenarmi e correre divertendomi. Sono stati sei anni fantastici perché è un team che riesce ad unire la mentalità da “pane e salame” di una squadra amatoriale con una professionalità quasi da top team professionista. Mi sono tolto parecchie soddisfazioni e credo di aver ripagato con i risultati l’affetto che hanno sempre avuto nei miei confronti”

Come è andata la stagione 2019?
“La stagione 2019 è iniziata abbastanza male, nei primi mesi avevo perso un pò di serenità e mi stava cominciando a pesare il fatto di impegnare così tanto tempo alla bicicletta. Dal mese di maggio invece, grazie ai miei compagni di allenamento, ho riguadagnato quella serenità e voglia dil divertirmi pedalando, cosa che mi ha permesso di arrivare alle competizioni importanti in un ottimo stato di forma e soprattutto affrontarle con serenità e divertimento. Infatti in questo periodo sono riuscito a togliermi parecchie soddisfazione ed a cogliere podi e vittorie che mi hanno permesso tra l’altro di vincere la classifica finale dell’Orobie Bike Challenge e di conquistare insieme al mio team il Campionato Italiano Team Relay”

Un’ottima stagione quindi, e ora cosa ti aspetti a questo punto dal 2020?
“Direi di si, ma cè anche del rammarico per come è andato il Campionato Italiano. Fino all’ultimo giro mi stavo giocando il podio, invece per un problema tecnico alla trasmissione l’ho visto sfumare per l’ennesima volta.
Il 2020 per me doveva essere un anno con meno competizioni, concentrate più nei mesi primaverili ed estivi dove puntavo ad arrivare in un buono stato di forma, a questo punto però spero di ritornare al più presto in sella per allenarmi all’aria aperta, poi per quanto riguarda le competizioni si vedrà cosa decideranno le Federazioni, ma a mio avviso credo si dovrà rimandare tutto al 2021”

Quale gara ricordi con più piacere? E quale invece preferisci non ricordare?
“Le due gare che ricordo con più piacere sono la vittoria a Montichiari nel 2010 da Allievo agli Interazioni d’Italia e la vittoria assoluta di Sorisole dell’Orobie Cup 2014. La prima perché ero riuscito a vincere davanti ad avversarci di ogni paese d’Europa, nonostante all’ultimo giro mi si ruppe il freno posteriore, la seconda a Sorisole perché correvo sui sentieri di casa e riuscii a vincere davanti ai più forti amatori che fin dalle categorie giovanili vedevo come inarrivabili. Le delusioni peggiori l’ho avuta ad Odolo, al Campionato Italiano del 2011 quando mi trovai a giocarmi la vittoria con due avversari che sapevo di poter battere, ma dovetti ritirarmi a causa di un colpo di calore”

Come hai trascorso il lockdown e come ti sei allenato in questo periodo così particolare?
“L’ho trascorso ovviamente a casa con i familiari e rispettando al meglio le regole imposte dal lockdown. Mi sono allenato facendo qualche esercizio a corpo libero e qualche ora sui rulli per mantenere un accettabile stato di forma”

In condizioni normali, come e quando ti alleni durante la stagione?
“Durante la stagione mi alleno 4 giorni a settimana e anche nel week end se non ci sono gare. Mi alleno sempre con due, tre compagi alla sera dopo il lavoro, senza seguire nessun tipo di tabella, questo mi aiuta a essere più libero mentalmente e a vivere la bici come piace a me, cioè come divertimento”

Hai altre passioni oltre alla mountain bike?
“Come da piccolo le mie passioni sono rimaste tutte quelle cose che hanno delle ruote. Ho una moto da strada con cui mi diverto quando non sono sulla bici e mi piace seguire le competizioni nel motorsport”

Amatori e categorie giovanili, filo doppio in Pavan Free Bike

Amici nella vita sin da ragazzi, Guido Colombo e Claudio Cossa sono i protagonisti dei traguardi di Pavan Free Bike degli ultimi anni. Conosciamo meglio i responsabili del team amatoriale e del settore giovanile della squadra di Sovico.

Siamo nel 2013, mentre per Guido Colombo dopo più di venti anni di competizioni, si avvicinava il termine dell’attività agonistica, per l’amico Claudio Cossa iniziava un nuovo capitolo sportivo, terminati anni passati nelle gare di motociclistiche al seguito Fabrizio Pirovano nei vari trofei, fino a diventare team manager nel mondiale Superbike con la squadra di Yamaha Italia.
E’ così che è iniziata la trasformazione in Pavan Free Bike, quella che parla di grandi prestazioni della squadra nelle categorie amatoriali e con un nuovo approccio alle categorie giovanili, settori in cui i due responsabili, Claudio e Guido hanno riposto le proprie energie, realizzando i propri sogni nel cassetto.

”Dopo tanta insistenza da parte di Guido, con cui siamo amici da 45 anni, mi sono lasciato convincere di dare una mano alla società, chiedendo di formare una in una squadra di punta amatoriale che diventasse una bella realtà per il nostro territorio” – inizia a raccontare Cossa – “Mi sono dato da fare per trovare degli sponsor e poter realizzare la mia idea, schierando con buoni risultati Roberto Panzeri e poi anno dopo anno abbiamo sempre aumentato la qualità della squadra, nel 2014 con tre atleti, poi con cinque atleti, poi con sette, fino a raggiungere il nostro primo obiettivo con Matteo Valsecchi, tricolore marathon nel 2015. Nel 2017 abbiamo vinto per la prima volta il Campionato Italiano Team Relay e ci siamo riusciti nuovamente lo scorso anno, stagione in cui abbiamo ottenuto anche il titolo tricolore con Renato Cortiana, quello Europeo con Karin Tosato e due medaglie d’argento ai Mondiali Master in Canada”

Coinvolto per alcuni anni nell’attività amatoriale, è Guido Colombo a raccontarsi: “Sono arrivato in Pavan Free Bike nel 2002 su invito dell’allora team manager Virginio Gariboldi e ho corso con buoni risultati fino al 2015. Nel 2008 spinto dal presidente, con alcuni soci ci siamo affacciati al settore giovanile, organizzando la prima scuola di mountain bike Monza–Brugherio che abbiamo seguito per un paio di anni, organizzando anche un paio di gare, prima di cedere il settore agli amici del MTB Increa. Quando abbiamo trasferito la sede della società a Sovico, con l’aiuto di nuovi soci, abbiamo ripreso il settore giovanissimi disponendo anche di uno spazio messo a disposizione dal comune, con un’organizzazione più curata fino ad avere una ventina di giovanissimi di varie categorie, tra l’altro abbiamo organizzato in quel periodo anche un paio di gare a carattere regionale. Purtroppo anche in questo caso il progetto non è decollato e abbiamo dovuto parzialmente abbandonarlo a causa di una serie di incomprensioni con i genitori dei ragazzi. L’anno seguente abbiamo iniziato a seguire Esordienti e Allievi, acquisiti da un’altra società, e da allora proseguiamo nel nostro percorso di far crescere e portare ad un livello più alto i nostri giovani ragazzi”

La determinazione dei due responsabili di settore non viene mai messa in discussione, anche quando si sono attraversati momenti meno esaltanti, come capita nella vita a ognuno di noi. Arrivato al top dei risultati, con una serie infinita di successi, Claudio Cossa pensa di passare la mano a fine 2019, ma ….

”Avevo deciso di lasciare visto che gli sforzi nella gestione del team cominciavano a pesarmi, ma prima il presidente e poi mia moglie mi hanno fatto cambiare idea, convincendomi che fosse un peccato lasciare tutto con gli ottimi risultati ottenuti. Mi è servito del tempo per ritrovare l’entusiasmo e poi mi sono di nuovo rimboccato le maniche, riuscendo a riconfermare l’aiuto dagli sponsor, nonostante la situazione economica non rosea. Così, anziché ridimensionare l’organico l’ho ampliato con la conferma degli atleti di punta e l’aggiunta di un Campione del Mondo, di un altro Campione Italiano e di altri componenti di buon livello! Nel mio ruolo la cosa che mi gratifica di più e riuscire a mettere nelle migliori condizioni i ragazzi per poter raggiungere i migliori risultati e ci sono sempre riuscito, dando ai nostri atleti tante delle cose ed un’assistenza che hanno normalmente le squadre professionistiche”

Nonostante le difficoltà del 2019, anche Guido Colombo incarna il target dell’orgoglio personale, senza nascondere i problemi dietro alcune buone prestazioni dei suoi pupilli in alcune gare della scorsa stagione.

“Nel 2019 abbiamo iniziato anche con gli Juniores e certamente il passo nella categoria non è stato semplice, serve molta pazienza perché in questi anni il settore molto cresciuto, devi correre tutte le domeniche, nelle gare nazionali si presentano 150-200 ragazzi e il salto di categoria da Allievi a Junior non è per niente facile. Ottenere dei risultati non è scontato, in questo caso, pesa anche il fatto che con questi numeri andrebbero riviste le partenze nelle gare nazionali, aver saltato le prime gare dell’’anno o non avere i punti per partire davanti è decisamente penalizzante, se parti dietro o sei un fenomeno, altrimenti le soddisfazioni sono molto poche. Abbiamo iniziato il 2019 con un buon entusiasmo per l’arrivo in squadra di Simone Minotti e Luca Milesi che venivano da ottimi risultati nella categoria inferiore, però a causa di diversi problemi di salute che hanno avuto, abbiamo concluso l’anno con un pò di delusione generale. Mai abbandonarsi alla corrente! Quest’anno abbiamo con noi un nuovo ragazzo, Vittorio Bandini, che mi sembra molto promettente, vedo che ha un’ottima grinta e si impegna molto, c’è da lavorare e vogliamo che le cose vadano meglio”

Tutto Pavan Free Bike era pronto ad una stagione con aspettative molto importanti, ma come tutti attende gli sviluppi della situazione, ecco i pensieri dei due responsabili di settore.

Claudio Cossa – “Per quello che mi riguarda, tenendoci molto ottimisti si dice che si potrebbe ripartire in giugno, ma credo che le gare non riprenderanno prima di settembre. Comunque se si riprenderà a settembre o anche prima, la stagione è snaturata, in ogni caso dobbiamo guardare una cosa alla volta, intanto speriamo di sapere il prima possibile quando riprenderà la vita normale!”

Guido Colombo – “Sono convinto che quest’anno ormai è perso anche perché si continua a rimandare la data di sospensione delle gare, forse l’unica certezza potrebbe essere la stagione del ciclocross. Ho trovato molto interessante la proposta del CT Cassani di allungare di un anno le categorie giovanili, mantenendo i ragazzi anche nella prossima stagione nella categoria attuale”

Antonio Pavan, una vita da presidente

In attesa di vedere nuovamente la squadra sui campi di gara, a parlare è il presidente del team, entrato nella mountain bike dapprima come sponsor, poi al vertice di una squadra con un percorso punteggiato da grandi gioie.

Quella di Pavan Free Bike è una storia bellissima, fatta di tante vittorie che la diffusione del virus Covid-19 e la sospensione di ogni attività, improvvisamente ha fermato. Anche la stagione appena iniziata si annunciava particolarmente ricco di risultati di grande spessore, con un nuovo gruppo di atleti che ha accresciuto in qualità la formazione 2020, passata negli ultimi anni da un team di buon livello ad un team vincente.

Una storia di successi che ha avuto inizio nel 1991 e, grazie alla collaborazione negli ultimi anni con un pool di preziosi sostenitori, ha ottenuto ottimi risultati sul piano sportivo come su quello dell’immagine. Dietro a tutto questo un presidente di successo nella vita come nello sport, Antonio Pavan, stimato gioielliere e gemmologo con una grande passione, la mountain bike.

Ciao Antonio, come è la situazione attuale di Pavan Free Bike?
Come per tutti la situazione è sospesa in un limbo, siamo partiti nella prime gare con un grande entusiasmo per poi dover sospendere tutte le attività, compreso l’allenamento. I miei ragazzi all’inizio erano molto irrequieti e scalpitavano in attesa delle gare, poi tutti ci siamo resi conto che le priorità erano altre e l’annata di gare si dovesse ridimensionare. Speriamo che nel secondo semestre si possa dare fuoco alle polveri perché abbiamo molte aspettative.

Il tuo nome è indissolubilmente legato a quello della squadra. Com’è nata la tua passione per la mountain bike e quindi Pavan Free Bike?
Il tutto inizio in un oratorio nella seconda metà degli anni 80, sotto la spinta del parroco che vedendo un gruppetto di ragazzi non coinvolti dal solito calcio, ha pensato di metterli i bicicletta. La società ha da subito portato il mio nome perché ero l’unico sponsor, dapprima solo coinvolto, poi sempre più spinto dalla passione. Era obbligatorio farsi trovare davanti al negozio tutte le domeniche mattina, allora le gare riservate alla mountainbike erano semplici raduni, fortuna vuole che tra i nostri ragazzi ci fosse qualcuno che pedalava forte e i risultati non sono mancati. Presi dall’entusiasmo abbiamo organizzato la prima gara, la Granfondo Valle del Lambro, 55 km tra i sentieri di più 40 comuni della Brianza che è arrivata fino al 1996 a quattro edizioni.

E poi è arrivata la fase 2.0?
Trascorsi tra esperienze diverse i primi 15 anni, ci siamo gemellati con una società strada monzese, arrivando fino a 60 soci. Abbiamo partecipato alle prove mondiali di Bassano del Grappa e dell’Isola d’Elba, fatto una delle prime Transalp, abbiamo anche vinto con Paola Bonacina nel 1999 il nostro primo titolo tricolore e siamo stati l’unica società sportiva ammessa a portare la bicicletta nelle scuole di Monza e Lissone, realizzando una delle prime scuole per bambini dai 6 ai 12 anni, poi ceduta all’MTB Increa di Brugherio.

Come ritieni sia cambiata negli ultimi anni la filosofia della società?
La ricerca di nuovi stimoli mi ha sempre trovato pronto e disponibile: quando è arrivato in Italia il single speed, abbiamo organizzato un Campionato Italiano. Erano gli inizi del secondo decennio del 2000 e avevamo in squadra alcuni atleti che si distinguevano, mentre molti altri partecipavano solo per divertirsi, tutto questo mi stava stretto, avevamo bisogno di emergere. Il cambiamento ci è costato la perdita di più della metà dei 100 soci, allora qualcuno ci dava per spacciati, invece la scelta è stata vincente e tra i pochi rimasti, i migliori ci davano risultati straordinari. Anno dopo anno abbiamo cercato di trovare atleti meritevoli del nostro entusiasmo e del nostro sacrificio e devo dire che siamo ampiamente ripagati. E dal momento che penso a chi e meno fortunato di noi, nella nostra società abbiamo anche un settore per l’accompagno in tandem di persone non vedenti.

Quali sono i ricordi più felici e quelli più amari da dirigente?
In trenta anni sono stati più i momenti belli che quelli brutti, ricordo tante gite sociali che hanno fatto la differenza, come all’Isola d’Elba e a Montalcino e più recentemente i giorni che passiamo in Francia alla Roc d’Azur che sono sempre giornate di festa. In questa occasione il mio cuore batte più forte di quello degli atleti in gara, è una grande emozione vedere in gara i miei ragazzi con più forti al mondo.
L’amarezza più grande è invece quando qualcuno lascia il club senza un saluto, è scontato che qualcuno ci lasci, ma farlo senza un briciolo di riconoscenza è proprio deludente, trovo sia deplorevole andarsene come dei ladri senza salutare.

Credi che a distanza di 30 anni, l’essenza della squadra si sia mantenuta, nonostante tutto?
Si. Sono convinto che quest’anno siamo una tra le più forti e più complete squadre amatoriali in Italia, ma purtroppo in questo momento non ci e permesso dimostrarlo, sono sicuro che alle prime occasioni daremo una conferma a quanto sostengo. Punteremo su quello che ci sarà permesso dal calendario, sicuramente alle competizioni più importanti come Campionato Italiano, Europeo e Mondiale.

A livello strutturale siete riusciti a trovare il giusto assetto tra amatori e attività giovanile?
Il responsabile dei giovani a fine 2019 era un pò deluso dalle prestazioni di alcuni ragazzi, abbiamo rinnovato anche questo settore puntando su una maggiore qualità, qualcuno in meno per avere qualche risultato in più.
Ognuno dei due responsabile di settore impegna molto del proprio tempo libero e anche qualche soldino, per mettere l’atleta nelle migliori condizioni per gareggiare, nella nostra società nessuno guadagna, veniamo però ripagati con tante e belle soddisfazioni.

Cosa ne pensi del movimento giovanile in Italia?
Si vedono molti giovani sopratutto nelle categorie Esordienti e Allievi, già nella categoria Junior mi sembra avvenga un diradamento, a questo proposito ho fatto alcune osservazioni alla Federazione riguardanti le partenze dei giovani nelle competizioni importanti. Trovo poco corretto far partire in una competizione nazionale 120 ragazzi tutti assieme, è ovvio che dalla meta dello schieramento in giù non hanno nessuna possibilità di emergere. Spero che a questo proposito facciano una riflessione. Per quanto ci riguarda, il responsabile dei giovani segue le possibili acquisizioni e non avendo un vivaio nostro dobbiamo cercare in altre società.

Un sogno nel cassetto?
Riuscire a vincere tutte le maglie in un solo anno, potrebbe essere questo: Campione Italiano, Europeo, Campione del Mondo, sarebbe magnifico. Quest’anno ce la possiamo fare, io ci credo e so che alcuni dei miei ragazzi ce la possono fare. Concludo dicendo che lo sport è la cosa minore nella situazione che stiamo attraversando, in questo momento, in particolare le persone a cui regalare il massimo sostegno sono i medici, gli infermieri, i ricercatori, le forze dell’ordine che stanno lottando contro il Coronavirus, dobbiamo dire grazie a tutti loro, poi noi in qualche modo ripartiremo.

1, 2, 3 a Campochiesa …. inizia la stagione!

Debutto vincente, Alberto Riva firma il primo successo del team in una Top Class regionale. Grande prestazione di tutta la squadra, che torna dalla trasferta ligure con due secondi posti e un terzo.

Debutto vincente all’11° XCO di Campochiesa-Coppa Città di Albenga, prima Top Class regionale, per Pavan Free Bike che dopo l’anteprima di Calusco d’Adda dell’Epifania, ha iniziato la stagione delle corse extra regione con una vittoria.

La vittoria porta la firma di Alberto Riva, subito vittorioso al debutto con la maglia di Pavan Free Bike, affrontato con un approccio e una determinazione emerse sin dalle prime battute.  Dopo il primo giro, concluso al comando in compagnia di due avversari, il Campione del Mondo Master 2 ha trovato l’azione giusta per avvantaggiarsi su tutti e proseguire col proprio ritmo, imponendosi nella batteria degli amatori con un vantaggio di 16 secondi sull’Elite Sport comasco Daniele Rainoldi.  La vittoria del bikers di Arquata Scrivia ha portato per la prima volta sul gradino più alto del podio la Superior XF 29 Issue R con cui Riva sta trovando il miglior affiatamento, supportato al meglio dalla squadra.

“Sono molto contento del feeling con il mezzo che migliora ad ogni uscita e del rapporto di amicizia che si sta creando con il team.  Sono felice per la vittoria e di dare questa gioia alla squadra, il passo oggi non era male, soprattutto se confrontato con quello degli Open, ma non è stata una passeggiata, ho visto molto bene alcuni avversari e quindi bisogna continuare a fare progressi”, ha commentato Riva.

Terza piazza per Giorgio Redaelli, subito sul podio alla prima di stagione.  Partito con i primi, il Master 2 brianzolo una volta trovato il giusto ritmo, ha consolidato la posizione nel secondo giro, mettendo al sicuro un risultato finale sicuramente positivo.   Grande prova anche per Giovanni Bartesaghi, secondo tra i Master 6 e per la varesina Karin Tosato, seconda alle spalle della Campionessa Italiana Master Woman 1, Valentina Garattini, già proiettati con i primi podi verso il focus di questa nuova stagione.

Buono l’esordio anche dei ragazzi di Pavan Free Bike nelle prove giovanili della gara che apriva ufficialmente la stagione nazionale del cross country, con concorrenti arrivati da tutta Italia.  Una prima esperienza stagionale abbastanza soft che ha visto negli Juniores Simone Minotti e Vittorio Giancarlo Bandini concludere rispettivamente al 21esimo e 24esimo posto e negli Allievi 2 Alessandro Bassi e Raffaele Uderzo ottenere piazzamenti di metà classifica.

Pavan Free Bike taglia il nastro alla 30ª stagione

Dopo i successi ottenuti nella passata stagione, Pavan Free Bike è pronto ad iniziare una nuova avventura che per la trentesima stagione si presenta ricca di novità e ambizioni.

Tradizionale ed immancabile appuntamento di inizio anno per Pavan Free Bike che ha presentato al pubblico, alla stampa e agli appassionati i programmi per la stagione 2020.
Lo storico team brianzolo, giunto al suo 30° anno di attività da sempre è motivo di orgoglio per la città di Monza, dove iniziò l’attività nel 1991 e, in tempi più recenti per quella di Sovico, dove ha spostato la sua sede da alcuni anni.

La presentazione della squadra che si è tenuta nel pomeriggio presso il cinema teatro Santa Maria di Biassono racconta di una squadra ampliata con diversi nuovi arrivi, coesa, grintosa, pronta a correre e vincere. Una squadra che vuole diventare la prima tra le squadre italiane non professionistiche della mountain bike nazionale e preannuncia tante novità con numerose partecipazioni in vista dei diversi appuntamenti del calendario nazionale del cross country.

Fatta di tante e diverse individualità, con atleti di quattro differenti regioni italiane, Pavan Free Bike diventa un grande gruppo, teso a raggiungere una sempre maggior competitività. Archiviata una stagione che ha fruttato 42 vittorie, 52 secondi posti, 39 terzi posti, corredata dalle medaglie d’oro ai Campionati Italiani Team Relay e da quella individuale di Renato Cortiana, l’oro europeo di Karin Tosato e la medaglia d’argento ai Campionati Europei in Repubblica Ceca di Paola Bonacina, e quelle di Karin Tosato e Ivan Zulian ai Campionati Mondiali in Canada, l’imperativo di quest’anno è quello di continuare a vincere per ritagliarsi ulteriore spazio nel panorama amatoriale.

A far gli onori di casa, in apertura, il sindaco di Sovico, Barbara Magni, orgogliosa dell’attività della “sua” società: “E’ un onore per me essere presente alla presentazione di questa squadra blasonata, motivo di orgoglio sul nostro territorio, una realtà che saprà sicuramente proseguire e incrementare la storia ciclistica importante della nostra città”

A conferma della positiva stagione 2019, il conduttore della presentazione, Fabio Balbi ha lasciato il microfono a Fabrizio Ghisotti vicepresidente del Comitato di Monza Brianza della Federazione Ciclistica italiana che ha consegnato i riconoscimenti alla squadra per i titoli italiani conquistati a Chies d’Alpago e ha augurato il meglio per la nuova stagione agonistica dopo un fantastico 2019.

Le novità del 2020
Salutati Michele Bonacina e Ivan Zulian, è stato confermato interamente l’organico della passata stagione. La squadra brianzola è cresciuta in numeri e qualità con le novità del Campione del Mondo Masters 2019 Alberto Riva, del Campione Italiano Master 6, Giovanni Bartesaghi e di altri cinque amatori di alto livello.

Ai due atleti titolati si aggiungono infatti il bergamasco Stefano Bonadei, che avrà un ruolo importante nella categoria Master 3 a cui si aggiunge dalla provincia di Lecco il Master 1 Giuseppe Mascheri, che ha già vinto la prima gara con i nuovi colori a Calusco d’Adda il giorno dell’Epifania.
Gli altri due sono della provincia di Monza e Brianza, Silvio Olovrap (Master 5) in attività da 15 anni, con qualcosa come 90 vittorie nel palmares e Giorgio Redaelli (Master 2), vincitore nel 2019 dei circuiti Gran Prix Valli Varesine e Orobie Cup Challenge.
Completa la rosa il genovese Carlo Bruzzone, uno dei capisaldi del movimento ligure della mountain bike che gareggerà come anche Riva nella categoria Master 2.

Pavan Free Bike 2020 – La formazione
25 sono gli atleti, di tutte le categorie Master, pronti a far parte di Pavan Free Bike 2020. Altri tre sono appartenenti alla categoria Junior e due sono Allievi al secondo anno.
Nel dettaglio:

Allievi 2 – Alessandro Bassi e Raffaele Uderzo
Junior – Vittorio Bandini, Federico De Luigi, Simone Minotti
Elite Sport – Cristian Boffelli, Stefano Moretti, Cristian Vaira
Master 1 – Riccardo Capiaghi, Renato Cortiana, Mirko Gritti, Giuseppe
Mascheri, Andrea Paleari
Master 2 – Carlo Bruzzone, Giuseppe Conca, Giorgio Redaelli, Alberto Riva
Master 3 – Stefano Bonadei, Roberto Vergani
Master 4 – Andrea Artusi
Master 5 – Maurizio Brambilla, Silvio Olovrap
Master 6 – Giovanni Bartesaghi, Giuseppe Magni
Woman 1 – Monica Maltese
Woman 2 – Karin Tosato
Woman 3 – Paola Bonacina

La Bici Ufficiale – Superior XF 29 Issue R
Da tre anni il legame tra le biciclette Superior e Pavan Free Bike è un binomio vincente che proseguirà anche nel 2020, stagione in cui il team di Sovico sara equipaggiato con la XF 29 Issue R fornite tramite Bicimania e Sport Specialist.
Un mezzo tecnico all’avanguardia, costruito su un telaio in carbonio CRB Pro High-Modulus e integrato con il gruppo XTR 1×12 di Shimano e ruote DRC XXL Carbon 29, altamente performanti su ogni tipo di percorso, pronto ad affrontare tutti i tracciati stagionali.

Gli sponsor
Doveroso anche il ringraziamento agli sponsor che permettono alla squadra di affrontare la nuova stagione ai massimi livelli: Sport Specialist, Bicimania, Blufrida, DRC, Erel, E.MI.SD., N.I.R.A, Tornaghi Impianti di Aspirazione, Bueno Instant Drink, Bike Ribbon, Cossa Design, Latteria di Branzi e i nuovi entrati Esperia Distribuzione, Soul Ciccla, Ristorante Venus di Macherio.
I corridori del team brianzolo indosseranno in corsa l’abbigliamento tecnico Velo Plus e i caschi Suomy TMLS-ALL IN.

Il calendario
Il programma della prima parte della stagione prevede una sequenza di gare nazionali che si concluderà all’inizio di aprile a Nalles, competizioni che saranno da subito impegni di alto livello a cui, seguirà la partecipazione alle gare del circuito Santa Cruz Series in cui Cristian Vaira e Paola Banacina sono chiamati a difendere il titolo. Veneto Cup, Franciacorta Cup e le gare regionali del Master Cicli Pozzi si alterneranno con gli impegni nazionali di Verona, Stevenà di Caneva, Courmayeur, La Thuile, prima di arrivare al Campionato Italiano Cross Country, l’impegno clou della stagione di Pavan Free Bike insieme al Campionato Europeo di Graz e al Mondiale di Pra Loup, in Francia. La Marathon Bike della Brianza sarà l’unica gara su lunga distanza a cui prenderà parte la formazione brianzola che come d’abitudine concluerà la stagione in Francia, alla Roc d’Azur.

Gli obiettivi
Tanti volti nuovi, tante aspettative e l’attenzione si sposta ora verso le prime competizioni di questa intensa stagione ciclistica che scatterà il 23 febbraio con la partecipazione alla gara nazionale di Campochiesa d’Albenga. L’imperativo di quest’anno è quello di vincere tante gare in Italia e ripetersi ai Austria e Francia, ai Campionati Europei e Mondiali.

Buone attese anche per la formazione giovanile, sulla quale il focus è proiettato su risultati particolarmente soddisfacenti e sul completo recupero di Simone Minotti, lo scorso anno fermato da problemi di salute.

”Con una rosa di atleti come questa, non possiamo che essere ambiziosi, molte sono le aspettative che siamo certi i ragazzi non deluderanno” – chiosa il manager Claudio Cossa – “Quest’anno puntiamo a 5 maglie tricolori, ma tra gli obiettivi stagionali ci sono sicuramente anche i Campionati Mondiali e Europei. Auguro agli atleti della squadra di poter lottare per raggiungere a loro volta risultati di altissimo livello. Non sarà una passeggiata, la squadra è cresciuta in qualità e nei numeri, per questo abbiamo ristrutturato anche lo staff, con l’innesto di Ambrogio Galliani a supporto della squadra sui campi di gara, per farci trovare pronti per superare questa nuova sfida”

Pavan Free Bike e Superior: continua il binomio vincente

Da tre anni il legame tra le biciclette Superior e Pavan Free Bike è un binomio vincente che proseguirà anche nel 2020, stagione in cui il team di Sovico sara equipaggiato con la XF 29 Issue R.

Tra le gradite conferme del 2020 di Pavan Free Bike c’è anche la partnership tecnica tra Superior, tramite Bicimania e Sport Specialist, e la formazione di Sovico. Dopo lo straordinario 2019, sinonimo di grandi successi, che ha proiettato il team anche a livello internazionale con la conquista del titolo europeo con Karin Tosato e le due medaglie d’argento ai Mondiali Masters in Canada, il brand della Repubblica Ceca ha confermato la propria presenza al fianco del sodalizio brianzolo per inseguire nuovi successi anche nella stagione 2020.

Quando anni fa Superior ha mostrato per la prima volta il suo progetto di full suspension in carbonio, suscitando grande scalpore. Quando in seguito ha sviluppato il suo telaio, ha iniziato a competere con la concorrenza di fama mondiale. L’ XF 29 Issue R scrive la storia di questo modello per il quarto anno, un vero top di gamma con miglioramenti significativi a cui il brand ceco ha aggiunto la lettera “R” che conosciamo essere il modello Racing, il top per definizione.

Renato Cortiana con la nuova Superior XF 29 Issue R

Un mezzo tecnico all’avanguardia, costruito su un telaio collaudato con il perno principale situato sopra l’asse dei pedali, la molla della struttura posteriore è quindi senza perno e lavora in combinazione con la flessione del carbonio. Il montante superiore viene collegato tramite una piccola forcella sia al bilanciere in carbonio che all’ammortizzatore inclinato per massimizzare l’efficienza della pedalata e la trasmissione di potenza. I cavi e i tubi flessibili corrono all’interno del telaio, dando alla ruota un’impressione pulita. Grazie al carbonio CRB Pro High-Modulus, con cui è costruito il telaio, è stata ottenuta una super rigidità insieme ad un peso ridotto, sotto i 10 Kg.

Anche sui componenti e le ruote non è stato risparmiato nulla, il gruppo trasmissione è l’XTR di Shimano M9100 1×12 con guarnitura Race Face da 34 denti in combinazione con una cassetta 10-51T. Per i freni la scelta è caduta sui collaudati freni XTR di Shimano con dischi da 160 mm, mentre per le ruote, equipaggiate con pneumatici Schwalbe, sono state selezionate le italianissime DRC XXL Carbon 29, costruite a Lentate sul Seveso dall’azienda che è sponsor tecnico di Pavan Free Bike sin dal 2016.

A protezione del cerchio, nei copertoni viene montato l’inserto in polietilene espando SoulCiccia by Harry Bangs, un prodotto italiano molto efficace, che da un paio d’anni sta riscuotendo molto interesse anche in campo agonistico.
Le sospensioni sono di DT Swiss, in particolare troviamo la forcella dotata del comando OPM O.D.L. che controlla anche l’unità posteriore, R 535 One. In entrambi i casi, le sospensioni hanno una corsa di 100 mm.

Anche altri componenti si basano sulle buone proprietà del carbonio: reggisella, manubrio e attacco manubrio portano il marchio One1 Race, la sella invece è la Fi’zi:k Antares R5 con binari in magnesio.

“Siamo felici di continuare la nostra collaborazione con Superior” – ha commentato il manager della formazione brianzola, Claudio Cossa “Sia Renato Cortiana che Alberto Riva, a cui abbiamo passato due XF Issue R sono entusiasti della nuova bicicletta, entrambi hanno trovato subito un buon feeling, in particolare hanno manifestato piacevoli sensazioni per l’ottimo bilanciamento del mezzo, dell’equilibrio tra rigidità e risposta delle sospensioni durante la salita dinamica e, non ultimo la sicurezza che il mezzo sa offrire sui percorsi più accidentati. Tutto sommato questa è una macchina da corsa pura, senza compromessi, che crediamo aiuterà i nostri corridori a dominare i campi di gara”