Renato Cortiana: a sette anni è un biker … a 30 Campione Italiano!

Renato Cortiana: a sette anni è un biker … a 30 Campione Italiano!

Inizia giovanissimo, abbandona la bicicletta e dopo diversi anni torna nel suo mondo, scoprendo la mountain bike. Dopo la sfortuna del 2018, festeggiare il compiersi dell’impresa, insieme al team sul podio del Campionato Italiano Cross Country a Chies d’Alpago.

Nel 2019 Renato Cortiana ha riportato in Pavan Free Bike la maglia tricolore, un titolo che dato lustro alla carriera. Il Campione Italiano Master 1 in questa intervista non si è fatto perdere l’occasione di ripercorrere alcuni temi che sono i fondamenti dei suoi successi nella mountain bike. Il 30enne di Schio ci dà uno sguardo approfondito su ciò che lo ha iniziato in questo sport e rivela la sua ascesa attraverso i ranghi amatoriali. La ricetta della vittoria è semplice e chiara, allenamenti e sacrificio, accompagnati ad un costante desiderio di crescita sotto il profilo sia tecnico che fisico.

“Sono nato il 30 settembre 1989 a Schio, uno tra i maggiori centri produttivi del Veneto, una città che mi piace molto, non troppo grande ma che offre tanto e soprattutto, sotto le montagne che sono la mia più grande passione e che ho scalato innumerevoli volte, cercando di migliorare in ogni occasione il tempo di ascesa”

E’ sempre stato un ragazzino estremamente vivace Renato Cortiana, uno di quelli che a scuola faticano a mantenere a lungo l’attenzione su uno stesso stimolo e sentono il bisogno di muoversi continuamente, così alla fine, terminate le scuole medie, decise di andare a lavorare. Con quella rapidità del pensiero e del parlare, Renato racconta come è nata in lui la passione per la mountain bike: “Se sono un biker la colpa è di papà. Appassionato di ciclismo da tantissimi anni, ha messo me e i miei fratelli a correre in una squadra di Santorso dove vivevo coi miei genitori, il ciclismo e lo sport fanno parte della mia vita da quando avevo sei anni”

Già al primo anno, Renato vinse il Campionato Regionale e Provinciale sia su strada che gimkana e al secondo, da G2, oltre a riconfermare le quattro maglie dell’ anno prima, vinse a Bibione il Meeting Nazionale di Società per Giovanissimi.

“A quei tempi non mi rendevo conto di niente, correvo perché piaceva ai nostri genitori e per il regalo che mi facevano per ogni vittoria, per questo io volevo arrivare presto al traguardo. Ricordo che mal sopportavo le premiazioni della gara, perché mi facevano perdere tempo e chiudevano i negozi …”

Cosa successe poi alla gara di Santorso?
“La mia società organizzò una gara nel mio paese, mi ricordo ancora quanto tenessi a quella gara, avevo solo sette anni e volevo vincerla perché era l’unica dove erano venuti a vedermi tutti i miei parenti. Invece, pronti via e subito giù la catena, me la rimettono, alzo la testa e il gruppo era già distante, mi hanno spinto per ripartire e la catena riscende ancora, mi ricordo che c’era tantissima gente che mi incitava, sono sceso dalla bicicletta, l’ho lanciata sulla ringhiera delle scuole elementari e sono andato nel verso contrario della gara a piedi per allontanarmi.
Il nostro allenatore, insieme al meccanico e a mio papà si agitavano perchè volevano che ripartissi, ma loro stavano pensando alla gara, non si aspettavano che per me invece era la fine col ciclismo”

Quel giorno hai lasciato la bici, poi …
“Ricordo che in tanti, la mia famiglia per prima e anche il presidente della società, hanno cercato in tutti i modi di farmi cambiare idea senza riuscirci e scelsi di smettere definitivamente … o quasi. La delusione nella gara di casa mi bruciava troppo, non sono più salito su una bicicletta se non per andare a casa degli amici.
Alle medie iniziai con il calcio, mi piaceva. Ero rimasto in contatto con dei miei amici che facevano ciclismo e notavo che facevano sacrifici, a differenza mia che giocavo a pallone. Al sabato sera si andava a far festa e poi la domenica mattina si faceva la partita e vincevi anche se magari tu non eri al 100%, il resto poi lo faceva la squadra. Giocai per qualche anno poi, scelsi definitivamente di divertirmi con gli amici e far tardi la sera, non mi andava più di dovermi svegliare presto la domenica mattina …”

Il primo amore non si scorda mai, vero … che cosa ti ha riportato in sella?
“In compagnia qualcuno tirò fuori una bici super ammortizzata che sembrava una moto, la provai e mi innamorai subito. Ne presi una anche io e la domenica mattina iniziammo a fare delle uscite in mezzo ai boschi, mi innamorai della natura e della montagna. Poi un giorno un mio amico mi disse di provare a fare una gara benefica di mountain bike e la trovai tanti amici che non vedevo dai tempi di ciclismo. Tra una battuta e l’altra venne fuori l’idea di iscrivermi ad un gruppo della zona e provare a vedere come andava, iniziai a fare qualche gara e mi divertivo un sacco, era ritornata la vecchia passione”

Riprovaci Renato ….
”Mi ero ripromesso soltanto di divertirmi e dare sfogo a una passione che non si era mai spenta, essere primo non era il mio obiettivo, ma perché non riprovarci? Iniziai a fare allenamenti mirati e non solo uscite per divertimento e in gara vidi la differenza, arrivarono le prime vittorie e con loro quelle emozioni che non ricordavo più, erano passati 20 anni dalle prime. Gli obiettivi si fecero sempre più alti, all’inizio volevo vincere una gara, poi il campionato, poi una maglia da tenermi casa, infine cercare il confronto con i piu forti e a misurarmi su gare dove ci fossero tutti. qui capii che c’era ancora tanto da fare per arrivarci”

Ricordiamo la tue prime vittorie a Pergine Valsugana e agli Internazionali d’Italia del Montello 2014 è qui che hai cambiato passo?
“Ogni anno miglioravo, tanto allenamento e duro lavoro, ma mai da riuscire a battere i più forti. Dopo queste vittorie invece decisi di focalizzarmi per l’intera stagione su gare di alto livello, consapevole che le vittorie potessero essere meno ma più bello. Come chiunque, quando le cose vanno bene si alza l’asticella, iniziai ad ambire ad una maglia che tutti vogliono, quella tricolore che porti per un anno intero”

Dopo diversi anni con società venete, hai deciso di approdare in Pavan Free Bike, questo faceva parte del tuo piano?
“Nel 2016 ho capito che servivano dei nuovi stimoli per la mia motivazione e durante la stagione mi guardai bene intorno, capendo che la società che più mi attirava era una squadra dalla Brianza, Pavan Free Bike, mi sono affidato alle mie sensazioni e direi che è andata bene. Iniziai la stagione 2017 con il botto vincendo da subito alla prima gara, portando alla squadra la maglia del Gran Prix d’Inverno. La stagione fu fantastica, vinsi praticamente tutte le gare a cui partecipai e insieme a Boffelli, Vaira e Paola Bonacina vincemmo il tricolore Team Relay a cui il team teneva molto. Nonostante la stagione stupenda, quell’anno la maglia tricolore individuale mi sfuggì, arrivai terzo, ma quello che era il mio primo podio al tricolore per me fu vissuto come un risultato qualsiasi”

Un altro buon anno il 2018, ma la nel momento decisivo, la fortuna gira le spalle ….
“In realtà dal giorno dopo dei Campionati Italiani 2017, i miei allenamenti si sono già concentrati per il 2018 ma nel momento migliore di forma, un mese prima della gara, sono finito sotto un auto, sogno infranto, arrivederci al 2019”

Lo scorso anno l’emozione di vincere un titolo italiano. Finalmente.
“Il 2019 per me è stato un anno particolare sia per la mia vita privata che quella sportiva. Ad inizio anno io e la mia ragazza abbiamo iniziato la convivenza e per ovvi motivi la mia stagione è partita più piano rispetto al solito, ma nell’appuntamento principale mi sono fatto trovare pronto, sia mentalmente che fisicamente. Nel week end tricolore di Chies d’Alpago il venerdì abbiamo festeggiato il nostro secondo tricolore Team Relay e la domenica è arrivato il mio titolo tricolore individuale, la ciliegina sulla torta di una carriera sportiva in costante ascesa”

Bene, abbiamo parlato di passato e presente, parliamo del futuro di Renato .…
“Devo dire in questi anni di ciclismo mi sono tolto tante soddisfazioni, facendo le cose per gradi, magari facendo anche un passo indietro quando le cose non andavano come volevo. Sono felice anche di aver contribuito al prestigio della squadra che cercava i miei stessi risultati, qui ho trovato veramente tutto quello che qualsiasi atleta spera di trovare.
Per quanta riguarda il futuro devo dire che il mio sogno è che presto torni la normalità e che tutto il paese possa riassaporare il profumo della libertà e di trovarsi tutti insieme per una pedalata e magari un bel piatto di pasta tra una risata e l’altra”