Giorgio Redaelli … Dopo il motocross la storia si ripete in mountain bike

Giorgio Redaelli … Dopo il motocross la storia si ripete in mountain bike

Brianzolo di Usmate Velate, ha dedicato tanti anni della sua vita alle due ruote, prima nel motocross e poi con la mountain bike con cui gareggia da soli tre anni. Autore di una stagione 2019 di alto livello con il team Oliveto, a 38 anni, ha tanta voglia di buttarsi nella mischia e di dare battaglia anche con la maglia di Pavan Free Bike.

Un passato in ambito motociclistico che l’ha portato a correre prima nell’enduro e poi nel cross, poi a partire dal 2017 si è innamorato della mountain bike, che fin da bambino ha sempre avuto tra i suoi giocattoli. La passione per le moto è una cosa che Giorgio Redaelli si porta dentro, perché lo sport e la sfida sportiva fanno parte del suo DNA, tanto che nel 2000 ha iniziato a disputare le sue prime gare in mountain bike, ispirato dagli specialisti del motocross che integravano nella loro preparazione quel tipo di allenamento oltre alla palestra.

Appuntamento fisso dei primi anni è stata la Marathon Bike della Brianza da non tesserato, finché a seguito di una serie di cambiamenti nella sua vita privata, nel 2017 ha deciso di lasciare i motori e iniziare a darci dentro con la bici. Già alla prima stagione i risultati sono stati incoraggianti, ha subito vinto le sue prime gare e ha concluso il circuito Orobie Cup in seconda posizione e Brescia Cup in quinta. L’anno dopo le vittorie sono state quattro, tutte nel circuito Orobie Cup, concluso da vincitore della categoria Master 2, ma tra gli highlights della stagione ci sono anche il terzo posto al Campionato Regionale Cross Country e il settimo al Campionato Italiano Cross Country di Pila.

I miglioramenti sono stati rapidi ed incoraggianti e il divertimento ha fatto crescere ulteriormente questa passione che ha avuto punti ancora più alti nel 2019 con le vittorie finali nei circuiti regionali Gran Prix Valli Varesine e Orobie Bike Challenge, podi e dei piazzamenti significativi anche in alcune gare nazionali.

Ciao Giorgio, raccontaci come sei arrivato in Pavan Free Bike?
”Alla fine del 2018 ho conosciuto un pò meglio due atleti del team, Giuseppe Conca e Monica Maltese e abbiamo fatto qualche bel giro insieme, inoltre conoscendo anche Andrea Artusi, mio ex compagno di squadra nel Team Oliveto ho potuto avvicinarmi alla squadra. Ho avuto il piacere di conoscere Antonio Pavan, che in realtà ho poi scoperto essere un amico di mio nonno e di famiglia e verso metà del 2019 è arrivata la proposta di passare a Pavan Free Bike. Loro potevano offrirmi un certo supporto per partecipare alle gare XC di alto livello, quelle che mi piacciono di più per il format e i passaggi tecnici da affrontare e così ho deciso di correre con loro, lasciando la mia vecchia squadra con un pò di malinconia per gli amici che ho trovato li”

Il 2019 è stato un anno molto positivo per te, hai vinto il Grand Prix Valli Varesine e Orobie Cup, cosa immaginavi per il 2020?
”Sì molto positivo, anche se il circuito Orobie Cup è stato molto ridimensionato nel 2019, niente a che vedere con quello del 2018 che avevo comunque vinto, ma decisamente con più fatica. Il mio obiettivo principale per il 2019 era fare bene nel Santa Cruz Series, dove il livello era sicuramente più alto e credo di essermi difeso bene, in una categoria davvero tosta, nella quale non sono mai andato oltre il quarto posto e in un paio di occasioni ho centrato il podio. Per il 2020 l’obiettivo era fare bene nel Santa Cruz Series, rifarmi del brutto italiano del 2019 e cercare di fare qualcosa di bello nelle gare internazionali UCI alle quali intendeva partecipare il team”

Quante gare hai vinto in carriera? Tra le tante hai qualche vittoria a cui tieni in modo particolare?
“Credo circa una decina o poco più, ma con tanti podi. In tre anni che corro ho fatto quasi 75 gare.
Le vittorie più belle sono state sicuramente l’assoluta del percorso medio della Marathon Bike della Brianza 2017, al mio primo anno di gare, un’altra grande soddisfazione era arrivata proprio la settimana prima con la prima vittoria in una gara di Orobie Cup, a Piazzatorre, la gara più dura del circuito”

Parlaci e raccontaci un po’ di questo sport….
“Da bambino adoravo guadare in bicicletta il fiume e le enormi pozzanghere di fango nella Valle del Lambro. Arrivavo a casa, mia mamma mi sciacquava in giardino con la canna dell’acqua e poi mi faceva lavare i vestiti a mano. La bici invece era già pulita, perché prima di tornare a casa la lavavo nel torrente! Ora che gli anni sono passati, preferisco non sporcarmi, ma se se si corre nel fango non mi tiro indietro”

C’è qualcosa che, come appassionato di mountain bike, vuoi ancora assolutamente raggiungere?
“Beh, vedendo che l’età agonistica va sempre più in là, anche se ho 38 anni, posso dire di averne davanti tanti altri per raggiungere obbiettivi prestigiosi! Però i desideri non vanno mai detti a voce alta!”

Quanto tempo dedichi settimanalmente all’allenamento? Come riesci a conciliarlo con il lavoro?
“Con il post Covid e il poco lavoro, molto più dell’amatore medio. Però diciamo che in condizioni normali mi alleno 5 o 6 giorni alla settimana per una media di 1 ora e 30’ a seduta. Normalmente in inverno allenamenti più brevi e specifici in pausa pranzo e nella bella stagione anche qualcosa di più lungo la sera. Vivendo da solo non è facile organizzare tutto nella vita quotidiana, credo che le prestazioni arrivino da una serie di cose che devono girare nel senso giusto e contemporaneamente. Se ti alleni come un matto ma non ti riposi o mangi male, è difficile che migliori, a volte mi servirebbe riposare di più, ma l’amatore è così: deve cercare di incastrare tutto al meglio possibile e prendere quello che viene”