Alberto Riva … Laureato a Genova, Campione del Mondo in Canada

Alberto Riva … Laureato a Genova, Campione del Mondo in Canada

Alessandrino di Acqui Terme, scopre la bici da giovanissimo crescendo in una famiglia di appassionati delle due ruote. Il ricordo più bello da Elite è quello di aver avuto come compagno di squadra Mirko Celestino, nel mondo amatoriale il suo è stato un crescendo, fino all’oro mondiale del 2019 in Canada.

Con due titoli italiani nella mountain bike, uno nel ciclocross e un’oro mondiale nella mountain bike, un’impresa a cui pochi corridori si sono mai avvicinati, Alberto Riva è uno degli amatori italiani più in vista. Non sono solo le classifiche delle gare nazionali a dirlo, ma anche un lungo palmares e la maglia iridata che ha portato in dote con l’arrivo nell’inverno a Pavan Free Bike, con l’obiettivo di difenderla e di provare a vincere anche il titolo europeo.

Tutto è cominciato ad Arquata Scrivia, dove Alberto è cresciuto. Il borgo posto a metà strada tra Alessandria e Genova, al confine con la Liguria, è stato la base di partenza per il suo primo sport, la pallavolo che Alberto ha praticato fino a 11 anni, anche se allora aveva già un’altra passione, fare dei giri in bicicletta con suo papà. Crescendo in una famiglia di appassionati delle due ruote, Alberto partecipa come cicloturista insieme al padre alle prime gare di mountain bike organizzate tra la Liguria e il Piemonte. Quando aveva 17 anni, su invito di un amico si iscrive alla sua prima squadra ciclistica, il Racing Team La Bici, la squadra del suo paese, con cui partecipa alle prime gare con spirito agonistico.

Negli anni successivi la passione e la voglia di avvicinarsi ai migliori della categoria, spingono Alberto a partecipare a competizioni di livello sempre crescente e nel 2002 passa in una squadra genovese, il Bike O’Clock Casaccia con cui partecipa alle prove degli Internazionali d’Italia, vincendo le sue prime gare nazionali proprio a Genova e a Monticello Brianza.
Nel 2003 tenta il passaggio tra gli Under 23, ma è solo una breve parentesi, l’anno dopo torna a correre tra gli amatori e vi resta fino al 2008, collezionando alcune vittorie nazionali, il terzo posto nel Campionato Italiano XCO 2007, il quarto nel 2006 e due quinti posti ai Campionati Italiani Cross Country e Marathon.

Nel 2008 con il Racing Team Dayco riprova il salto nella categoria Elite per il piacere di gareggiare insieme ai migliori, nel frattempo laurea a Genovo in Ingegneria Biomeccanica e poco dopo inizia il suo percorso professionale. Le successive due stagioni sono con il Bike O’Clock PDB, poi nel 2011 ha la soddisfazione di far parte del team Semperlux Axevo Haibike, la squadra di Mirko Celestino, in cui cerca di farsi valere ed imparare il più possibile. Nel 2013 Alberto decide concludere l’esperienza tra gli Elite e torna fra gli amatori per competere con chi fa una vita simile alla sua, ma anche per potersi giocare le prime posizioni di categoria e soprattutto la classifica assoluta. Man mano che passano gli anni l’asticella degli obiettivi si alza sempre più e arrivano i successi, quelli belli e gratificanti: due ori (2018, 2019) e 4 argenti (2013, 215, 2016, 2017) ai Campionati Italiani XCO, il terzo posto al Campionato Italiano Marathon 2013, il titolo tricolore ciclocross del 2015 e 2 argenti (2016, 2018), fino allo splendido oro canadese ai Mondiali Masters 2019, preceduto dall’argento 2018 in Spagna e dal bronzo 2016 in Val di Sole

Alberto, due volte Campione Italiano e lo scorso anno Campione del Mondo, a cosa pensavi quest’anno?
“L’obiettivo era cercare di difendere al meglio i titoli e puntare ad un risultato anche ai Campionati Europei Masters, ai quali non ho mai partecipato. Le cose hanno preso una piega diversa e non si sa di preciso come andranno, vedremo..”

Chi ti senti di ringraziare per i traguardi raggiunti?
“Devo ringraziare tante persone: i miei genitori che mi hanno seguito e supportato da sempre, la mia compagna Marlen che mi segue a livello di massaggi e alimentazione, il Racing Team La Bici e il Bike O’Clock che ho sempre potuto vedere come delle seconde famiglie, anche adesso che le nostre strade si sono divise.
Non posso dimenticare il mio storico amico e compagno di squadra, Carlo Bruzzone, che tra l’altro mi ha convinto lo scorso anno a partecipare ai mondiali in Canada, ai quali non volevo andare in quanto prendo poco volentieri l’aereo”

Fotografia © Mathieu Bèlanger

La stagione era cominciata bene con la vittoria a Campochiesa, come immagini i prossimi mesi e la possibile ripresa delle attività?
“Si, diciamo buona la prima! Onestamente non mi stupirei se la maggior parte degli eventi fossero riservati alle sole categorie agonistiche ma è difficile dirlo. Non possiamo fare altro che aspettare e nel frattempo goderci la libertà che la bicicletta ci offre”

Molte persone dicono che hanno valorizzato questo periodo di tranquillità godendo di cose che normalmente non riescono ad apprezzare. Come hai gestito il lockdown?
“Per mia fortuna ho potuto lavorare da casa, senza perdere una giornata di lavoro. Per il resto ho proseguito gli allenamenti sui rulli cercando nuovi stimoli. La sensazione più bella comunque è stata uscire ad inizio maggio e respirare nei boschi l’aria della primavera inoltrata”

Quale è stato il feedback con Pavan Free Bike in questi primi mesi?
“La squadra mi ha messo a disposizione un ottimo mezzo ed il materiale per fare bene. Per quanto ho potuto vedere l’organizzazione del team è veramente molto buona e non sembra di essere in una squadra di amatori. Mi spiace non aver ancora potuto condividere con i compagni qualche bella trasferta o allenamento collettivo”

Sei tra i più forti amatori italiani con un passato nella categoria Elite, hai mai ricevuto offerte per tornare correre tra i professionisti?
“A dir la verità no, anche se a volte mi viene la pazza idea di tesserarmi nuovamente Elite e tornare a prendermi delle belle legnate!”

Che cosa ami di più della mountain bike? E cosa avresti fatto se non avessi corso?
“Mi piace la soddisfazione che deriva dalla fatica e allo stesso tempo l’emozione che ti regala una discesa tecnica. Se non avessi corso in bici avrei comunque fatto uno sport individuale competitivo, quando le cose non vanno bene te la puoi prendere solo con te stesso e non rischi che qualcuno ci resti male. Del resto ho sempre avuto la competizione nel sangue, fin da quando mi cronometravo tornando a casa di corsa dalle scuole elementari”